In fondo avevo sempre vissuto con gli zombi e da zombi.
Il primo dicembre del 1982 esce nei negozi il disco che diventerà prima l’opera musicale più venduta degli anni ’80: 42 minuti venduti in 29 milioni e 300 mila copie recita il volume della Ws sui dischi più venduti di quel decennio. Da li al successivo passo: best-sellers di tutti i tempi, il passo è breve. Attualmente si dice che siano, tra stampe e ristampe, 109 milioni le copie vendute.
Non ero ancora in stato di decadimento, ero ancora il baby-black riccioluto proveniente dai Jackson 5. Ma la decadenza da zombi sarebbe arrivata presto. Altro che cure sbiancanti, altro che ossessioni personali sul colore della pelle. Ero solo uno zombi che stava impallidendo.
Tredici minuti e quaranta secondi. Un cortometraggio. John Landis veniva dalla regia di un cult assoluto, quello dei Fratelli blues in missione per conto di Dio. L’horror zombesco l’aveva sempre affascinato. E allora ecco che firma l’inizio della “gold era” da Mtv con un video che è un film. Un “Thriller” che parla di zombi. Jacko e Ola che passeggiano, i morti che riemergono dalle tombe e come firma finale la risata di Vincent Price. Chi? Ma si quello che: “se scricchiola una porta e un maniaco si infila nella trama di un film. Se il gatto delle nevi falcia venti persone dietro ad uno skilift, se c'è uno squalo bianco che divora i bagnini di Miami Beach... solo un dubbio c'è in te: sapere lo squalo chi è? E allora Vincent Price lo sai, è proprio Vincent Price lo sai, s'inventerà fantasmi senza pietà”. Come cantava con Poco zucchero Faust’o, ma questa è un'altra storia.
E pensare che per girare quel video ho rischiato gli occhi tenendo addosso per ore, giorni, delle terribili lenti a contatto gialle. Sarebbe bastato girarlo 20 anni dopo e il mio aspetto sarebbe stato perfetto, tremendamente perfetto.
Notizie varie su di me: dormo in una cella frigorifera, dormo in una camera iperbarica, sta per cadermi il naso, sta per cadermi un orecchio, la mia pelle diventata bianca soffre di un raro tumore alla pelle. Ma ci vuole un Max Brooks qualsiasi con il suo manuale sugli zombi per aprirvi gli occhi?
Il figlio del grande Mel Brooks ha da anni iniziato una battaglia. Sostiene, in maniera ironica ma con documentazioni cosi terribilmente reali, l’esistenza degli zombi e insegna come difendersi.
Già – dichiara – forse avrei potuto fare il colpo della mia vita intervistandone uno.
Ma il sangue è finito, il tempo è fuggito. Infarto, collasso cardiocircolatorio. Scommettiamo che nel corso degli anni si faranno mille ipotesi sulla mia scomparsa?
La notte del 25 giugno del 2009, poche ore dopo che un'altra zombi se n’era andata, in un ospedale di Los Angeles muore . In realtà l’icona pop era morta da almeno 25 anni. Diciamo che il 25 giugno del 2009 è la dichiarazione della fine del decadimento del suo corpo zombi.
Era nato il 29 agosto del 1958 a Gary. Anche se è, e rimarrà probabilmente per sempre, l’artista che ha venduto più dischi nella storia della musica, l’aspetto musicale della sua vita era da anni passato in secondo piano. Accuse di pedofilia, il suo corpo mitizzato (più di quello di un altro zombi, quello di Arcore), il suo corpo martoriato, i debiti, la megalomania, la sindrome di peter pan, i diritti della canzoni dei Beatles, la villa parco giochi.
L’ultimo vero disco risale al 1991. Dopo solo fumo per coprire lo stato di zombi che avanzava.
Non stupitevi se quest’estate potreste vederlo in tour sotto casa, potrebbe avere ancora fame.
Sto lavorando al mio secondo demo. Dopo "Zone vuote" è la volta di "Displasia".
In sottofondo la prima canzone che ho finito, "Nera", di cui se scorrete il blog di qualche post trovate anche il testo e una foto rappresentativa, anzi aspirante...
Ci sarà finalmente una versione che mi soddisfa di "Superhero" una canzone a cui sono molto legato e che ho già proposto in due versioni embrionali nel corso degli anni...
E poi almeno altre 5 canzoni nuove della decina che ho in lavorazione...
Quando sarà definitivamente pronto finirà su Amiestreet come l'altro...
Tornano con un nuovo disco uno dei gruppi più divertenti e liberi in Europa...
Non sto troppo a parlarne, non ce n'è bisogno, ma chiedo, chi in Italia avrebbe coraggio di scrivere un testo così:
Siervo de Dios...
Tocamientos, sacramentos, felaciones, juramentos
te enseño mi doctrina en forma de erección
Abuso de los niños, perversión y puro vicio
bajo mi sotana puedes encontrar a Dios
El confesionario es nuestro "tortuario"
Ay! Padre nuestro líbranos de él
En la sacristía hay mucha pederastia
Ay! Padre nuestro mas líbranos de él
CURAS, Violación, vejaciones a un menor
CURAS, ¡Qué más da! si nadie se va a enterar
CURAS, sin precaución tengo plena protección
CURAS, Meditad! ¿Quién me dio la inmunidad?
JUDAS, MI NOMBRE ES RATZINGER
JUDAS, SOY BENEDICTO XVI
JUDAS, YO LO FORMALICÉ
JUDAS, JUDAS, CERRANDO BOCAS
JUDAS, EN EL NOMBRE DE DIOS
JUDAS, FINANCIAREMOS SU PERDÓN
JUDAS, DÁNDOLE PRIORIDAD
JUDAS, A TAPAR ESCÁNDALOS
Miembros de la Curia, párrocos del sufrimiento
Crueles violaciones que al final se lleva el viento
Babosos violadores, carecéis de sentimientos
Los llantos de los niños que el pontífice ha encubierto
Oremos mis infantes por detrás y por delante
Todos desnuditos a los ojos del señor
Se encargan mis hermanos, los perros del Vaticano
de maquillar la mierda, que no llegue el mal olor
El confesionario es nuestro "tortuario"...
CURAS, Violación, vejaciones a un menor...
JUDAS, MY NAME IS RATZINGER
JUDAS, SOY BENEDICTO XVI
JUDAS, YO LO FORMALICÉ
JUDAS, JUDAS, CERRANDO BOCAS
JUDAS, EN EL NOMBRE DE DIOS
JUDAS, FINANCIAREMOS SU PERDÓN
JUDAS, DANDOLE PRIORIDAD
JUDAS, A TAPAR ESCÁNDALOS
Miembros de la Curia, párrocos del sufrimiento...
1 y 2, es tu religión, 3 y 4, tu alma ya está a salvo
5 y 6, silencio a lo que veis, 7 y 8, Lágrimas y Gozos
CRIMEN SOLLICITATIONIS
1 Y 2, que no te vea Dios, 3 y 4, malditos bastardos
5 y 6, cuidao con lo que hacéis, 7 y 8 Lágrimas y Gozos
¡Basta de tiranos! ODIO AL VATICANO
La faccia orrendamente sfigurata, gli atteggiamenti deviati e violenti, il sangue che gli scorre addosso ad ogni pie sospinto... lo chiamano Eddie, è il mostro più simpatico che la storia della musica ricordi.
1978 Nasce Un Mito
Il fenomeno punk è alle stelle. Londra nel 1977 è tutta un fiorire di spille e spilloni al naso, creste colorate e gruppi clamorosamente incapaci di suonare ma con un sacro fuoco politico/culturale nelle vene. Sex Pistols, Clash, Damned, Exposed dettano la legge musicale in tutta Europa.
Ma qualcosa si sta muovendo nell’East End. C’è un locale, il Cart and Horses, che propone delle cose diverse da quelle che girano in tutta Londra. Va in controtendenza. Sta per nascere la New Wawe Of British Heavy Metal (NWOBHM)
Il movimento musicale che rilancerà gli stilemi dell’ hard rock settantiano indurendone le linee ma con massicce dosi di melodia e di tecnica. Le lezioni di AC/DC, Judas Priest e Scorpions vengono assimilate e portate all’estremo.
Da questa fucina nasceranno gruppi disparati e destinati a diverse carriere: Saxon, Def Leppard, Venom, Angel Whitc, Tank, Jaguar and many more.
Ma c’è un gruppo che incarnerà alla perfezione la filosofia della nascente musicalità,
The Iron Maiden
Il gruppo che più sarà il rappresentante di questo movimento. Per mille motivi, perché saranno i precursori, perché sono bravi, perché le loro cavalcate metalliche esalteranno più di una generazione di defenders perché perché... perché la loro mascotte è una delle icone più riconosciute dell’heavy metal...
Eddie.
Un mostriciattolo aggressivo ma anche sfigato
(perchè no vicino per caratteristiche al mitico Scrondo di Disegegni&Caviglia)
Sin dall’inizio gli show della band avevano un impostazione spiccatamente teatrale, il primo cantante della band Den Wilcok si presentava sul palco con una maschera purulenta e durante l’esecuzione di Prowler si infilava una spada in bocca facendo sgorgare sangue da alcune capsule che teneva fra i denti.
Era una fan di Gene Simmons e di Alice Cooper... e si vedeva... svenimenti a catena nel pubblico femminile diedero materiale sufficiente per pensare ad una maschera stabile.
Den Wilcok se ne andò, arrivò il leggendario singer dei primi due LP Paul Di Anno. Il 30 ed il 31 dicembre del 1978 gli Iron si chiusero nello studio di registrazione Spacewoods Studios e ne uscirono con i nastri di tre pezzi (Prowler, Invasion e Iron Maiden) proposero il tape al dj del locale rock Banwagon Soundhouse, il grande Neal Kay che fece di Prowler uno dei pezzi più programmati e richiesti nel locale. Si decise di dare fondo alle finanze della band per sfornare un 45 giri autoprodotto, nacquero cosi le Soundhouse Tapes gli Iron sono già un mito nella Londra che cambia.
“La melodia più la potenza mi impressionarono. La loro combinazione, i cambi di tempo, la velocità le linee melodiche di Dave Murray mi fecero cadere dalla sedia. Era unica ed impressionante sicuramente la demo migliore che mi sia mai stata consegnata” dichiara Neal Kay.
Si vagliò allora l’idea di un certo Dave Beasey.... una mascotte mostro... Eddie. Da allora il padre del mostro si chiama Dave Light ed è il tecnico a vita delle luci degli Iron... il minimo riconoscimento che gli si potesse dare.
All’inizio Eddie era solo una maschera che sputava sangue grazie ad una pompa pneumatica. Ma subito dopo divenne un gigantesco e luccicante faccione di fiberglass che faceva il paio con il logo della band, come si può vedere dal retro copertina del primo LP dei nostri.
Con il trascorre degli anni continuerà ad incarnare le varie anime degli Iron e apparirà sulle copertine di TUTTI i loro dischi e di praticamente sulle copertine di tutti i loro singoli (solo in casi isolati darà spazio alle foto live della band).
Sul palco continuerà ad apparire in varie forme e sostanze, dal assassino al pazzo, dalla maschera egizia all’ albero mutato...
THE FIST
Si presenterà ufficialmente al pubblico l’8 febbraio del 1980 sulla copertina del primo singolo della band Running Free/Burning Ambitions.
Non lo si vede ancora in faccia, appare minaccioso all’imboccatura di un vicolo sporco e degradato della periferie di Londra, un ragazzo fugge spaventato. Sul muro alle sue spalle tre i graffiti si leggono chiaramente le scritte Led Zeppelin e Scorpions, tributo a due delle band che hanno influenzato gli Iron.
Per la prima uscita in grande stile bisognerà attendere il 14 aprile, data di uscita ufficiale del loro primo LP Iron Maiden.
Eddie si mostra finalmente a mezzo busto nel suo tremendo splendore, uccisore? Non si sa... per ora.
L’uscita il 23 maggio del 1980 del secondo singolo pone gli Iron in mezzo ad una bufera politica. Sanctuary/Drifter era il singolo, sulla cover fantastico Eddie svettava sul corpo inerte della Thacher da li appena accoltellata. Scandalo.... Ma i ragazzi hanno uno spirito davvero goliardico e sistemano le cose a modo loro. Il 27 ottobre usciva Woman in Uniform (donna in uniforme) la cover era fantastica, dietro un angolo una Thacher militare con mitra UZI attendeva Eddie che nel frattempo giungeva in gentile compagnia per vendicarsi del trattamento avuto nel precedente singolo.
In Europa la band era gia un mito, sopratutto nel nostro paese.
La fama di Eddie sta esplodendo, il 2 febbraio del 1981 esce Killers
Eddie di fronte al Ruskin Arms (il locale che sancì definitivamente l’esplosione degli Iron anche fuori dall’East End) brandisce un ascia, due mani morenti appese alla sua maglietta sdrucita, che sarà l’assassinato? Forse Maggie definitivamente smazzata? Speriamolo... eh eh
L’EVOLUZIONE DELLA SPECIE
Paul Di Anno se ne va e arriva Bruce Dickinson, la prima gloriosa era degli Iron Maiden è finita. Ci si prepara per vivere la vera e propria consacrazione del gruppo heavy più amato di tutti i tempi.
Anche Eddie proseguirà nelle sue trasformazioni molteplici.
Il 26 ottobre del 1981 gli Iron sbarcano per la prima volta in Italia. Il pubblico italico non lo sa ma la tournee italiana è il banco di prova per il nuovo cantante. I concerti di Bologna (Palasport 26/10), Roma (teatro Tenda 27/10), Firenze (Teatro tenda 28/10), Udine (Palazzetto Sport 29/10) e Milano (Pala Lido 30/10), lasceranno il segno nei fans peninsulari. Da allora le tappe nel nostro paese saranno sempre una gradevole consuetudine per il gruppo Inglese.
Rodato il nuovo singer è l’ora della prova in studio. Il 29 marzo 1982 esce The Number of The Beast, polemiche e successo. Un satanico Eddie che manovra con dei fili il diavolo in persona che a sua volta manovra un altro Eddie. Un gioco di specchi inquietante che può portare alla pazzia.
Cosi è...
Infatti il 16 maggio del 1983 arriva Piece of Mind, Eddie è in catene. Il baratro della follia è superato abbondantemente e il grande pubblico sta per cadere ai piedi della Vergine di Ferro.
Due sono i singoli manifesto di questo LP. Il primo, Flight Of Icarus (11/04/83) con un Eddie beffardo che incendia il povero Icaro, il secondo The Trooper (20/06/83) con un Eddie soldato della regina sopravvissuto a una truce battaglia.
POWERSLAVE
Il passo del successo arriva puntuale il 3 settembre del 1984, Powerslave è la definitiva consacrazione per la band. Dal tour trionfale verranno tratte le registrazioni utilizzate per comporre il primo storico doppio live, dal gioco di parole Live after Death (14/10/85). Ma torniamo a Powerslave, Eddie egizio sia sul disco che sul palco. Una tournee in Polonia, coraggiosa e storica e la consacrazione alla Los Angeles Arena, una settimana di concerti tutti sold-out. Anche l’america è conquistata. Conquistato definitivamente anche il pubblico peninsulare, una delle canzoni di Powerslave (Flash Of The Blade) è il tema portante del film del maestro dell’orrore Dario Argento Phenomena (.....).
Il potere agli schiavi quindi. A livello grafico non ci sono sorprese, il grande Eddie campeggia sui LP e singoli. Lo splendido Aces Hight (22/10/84) con un Eddie pilota d’aerei incazzato.
CULMINE E APPANAMENTO
La fine degli anni ’80 vede l’esplosione degli ultimi fuochi in casa Iron prima del decennio buio anni ’90. Il 29 ottobre del 1986 arriva nei negozi Somewhere in Time, l’uso per la prima volta di chitarre sintetizzate smuove non poco i fans. Eddie è futuristico in una città alla Blade Runner.
Il 14 giugno del 1989 arriva Seventh son of a Seventh son.
E’ il capolavoro ma anche il disco della discordia. Le tastiere adesso ci sono e si sentono, il singolo apripista Can I Play Whith madness (20 marzo 89) scatena un putiferio. Tastiere, facile chorus e video su Mtv.... scandalo. Ma il disco è fantastico. Eddie è un tronco che sorge dal mare, nel suo utero si agita un nuovo Eddie. Nuova linfa? Il retro copertina mostra le statue di ghiaccio delle precedenti cover che si stanno sciogliendo. Il disco è un capolavoro. Ma purtroppo la new life non è rosea. Se ne va Adrian Smith, arriva Janick Gears, gli Iron si appannano di colpo.
Due dischi molto sottotono, No prayer for the Dying (1990) e Fear of the Dark (1992)... Eddie è una pianta mutante, l’immobilismo degli Iron?
Ma il peggio deve ancora venire. I due live poco incisivi A Real Live One e A Real Dead One nulla aggiungono e nulla tolgano alla storia della band.
FALLE E FALLI
Bruce Dickinson se ne va, arriva Blaze Bailey.
E’ il tracollo.
The X Factor (1995) è il decimo album della band ed è il punto più basso della loro discografia. Anche a livello grafico.
Abbandonano Eddie disegnato per lasciare spazio ad una mascotte in carne (poca) e ossa sotto esperimento. La cover è orrida il disco di più ancora. Gli Iron non sono al passo con i tempi, tentano di scimmiottare le band gotiche ma non vi riescono, la voce di Blaze Bailey è davvero monotono. Tre anni e arriva Virtual XI, un passettino in avanti ma nulla di più. Eddie gioca con il PC, forse è meglio.
NUOVO MILLENIO
Arriva il nuovo millennio e tornano all’ovile Bruce Dickinson e Adrian Smith. Bailey se ne va, Gears no. Tre chitarre e la voce storica per un CD attesissimo.
Brave New World fa irruzione sul mercato a maggio del 2000. Eddie nuvola inquietante domina su una Londra futuristica, gli Iron sono tornati ed Eddie è ancora credibile.......
Nel 2003 esce Dance of death. Un Eddie triste mietitore fa danzare manichini, maiali ed altra umanità varia. Ma sono le ultime copertine a riportare il mostriciattolo a stupenda vita.
Prima il live Death in the road, con la mascotte a cassetta di una carrozza lanciata, poi l'ultimo disco di studio A matter of life and death (usata poco la parola morte negli ultimi anni), dove di fatto eddie non c'è, ma è un lugo sul carroarmato che guida l'armata di morti.
Capolavoro la raccolta Somwere back in time, che copre l'arco d'oro della band, 1980 - 1989, con un Eddie tecnologico, come sulla copertina di Somwere in time, che sce da una piramide egizia alla Powerslave...
Gli amplificatori stanno ancora fischiando, la folla di giapponesi è delirante in assoluta devozione dei magnifici 5.
I tre concerti della mini tournee Giapponese sono stati fenomenali.
Il 15 ed il 16 agosto a Osaka ed il 17 a Tokio.
Tre date del 1972 che segnano la storia.
Da queste tre date verrà tratto il più monumentale doppio live della storia dell'hard rock
Stiamo naturalmente parlando di
MADE IN JAPAN
La formazione Mark II dei Deep Purple era al culmine, la furia iconoclasta di In Rock era diventata una perfezione formale di suoni in Machine Head. Il passaggio una scheggia chiamata Fireball. Sulle tracce di questi tre LP si costruiscono i gig tenuti nella terra del sol levante.
La band ha già conflitti interni praticamente in appianabili, da una parte Roger Glover e Ian Gillan che tirano per pianificare in maniera più scientifica la vita di gruppo, e vogliono anche spazio per progetti personali e famiglia.
Dall’altra John Lord e Ian Paice gli alfieri fedeli della band, gli unici ad essere presenti in tutte le incarnazioni del gruppo del 1968 ad oggi.
In mezzo il folle Richie Blackmore, the guitar quello che una notte del 1971 trovandosi in mezzo ad Eric Clapton e Jimy Hendrix senza nessun timore reverenziale si dichiarò il miglior chitarrista rock vivente.
In quell’ora abbondante si trovano tutti i contrasti vigenti nella line-up del gruppo, egocentrismo e manie di persecuzione..
Gia i 5 non si guardavano più on stage e volevano dimostrare ognuno di essere il migliore.
Questa tensione che avrebbe schiantato di li a poco la formazione permise loro l’esecuzione di tre live perfetti.
I duetti voce chitarra di Strange Kind of Woman dove Gillan e Blackmore giocano a rincorrersi e a farsi il verso per quasi otto minuti..
Avete mai sentito una voce che imita una chitarra e sopratutto viceversa?
Le lunghe improvvisazioni strumentali dei 20 minuti di Space Truckin, dove anche l’ormai ridimensionato John Lord lascia i panni del gentleman per straziare il suo hammond in fughe ed improvvisazioni di impronta classica, e Blackmore che fa.. imita il suono di un violoncello con la sua stratocoster.
Ma ancora l’assolo di chitarra di Highway Star in cui il ritmo viene preso in ritardo per poi esplodere in una cascata di note peggio di una colata di scintille da un tornio.
Tra parentesi la versione ristampata su CD in questi anni contiene un bonus CD con tre pezzi tratti da quei concerti: Black Night, Speed King e Lucille.
Appena tornati in Inghilterra e dati gli ultimi ritocchi all’LP che doveva uscire dopo il doppio live, Who do you think we are, Gillan e Glover se ne vanno..
Per molti i Deep Purple finiscono qui.
Al posto dei dimissionari giunsero due giovani talenti stanati dal manegment del gruppo.
Prima giunse Glenn Hughes, dai Trapeze, bassista di talento e valido cantante, la sua passione per il funky americano della Motown porterà nella band una ventata di freschezza notevole.
Alla voce dai Govenant giunse il giovanissimo David Coverdale, anche lui con una passione dominante per il blues.
I due troveranno subito una coesione contro il resto della band.
Burn il primo LP con questa formazione, dimostra già che il veliero Deep Purple si è avviato su mari più caldi e calmi.
La tensione tra l’anima nervosa e hard rock, completamente bianca della parte old del gruppo e la novità blusante dei due nuovi crea splendide melodie in bilico sulla rottura, come sempre per Purple.
La title track è da alcuni considerata la canzone più bella scritta dal gruppo.
La cavalcata Mistreaded è un blues bianco eccellente.
Nello stesso anno arriva Stormbinger, ma un altra volta gli equilibri della band sono rotti.
Hughes vorrebbe maggior spazio per la sua voce, Coverdale vuole dimostrare di essere il migliore, Blackmore come sempre non vuole cedere un centimetro per la sua chitarra...
MADE IN EUROPE
Da una registrazione di un concerto londinese della tournee europea del 1975 vengono tratti i nastri che creeranno Made in Europe il live che suggella la fine della carriera dei Purple, riformatisi poi nel 1984... altra storia.
La tensione live un altra volta si rivela fondamentale, i 45 minuti di questo live a mio parere eguagliano per intensità le registrazioni di Made in Japan.
Cinque pezzi, tutti classici del nuovo corso.
Burn testa fino allo spasmo apre le danze.
La cavalcata blues Mistreded con incastonata dentro Rock me Baby diventa un hard blues cupissimo.
Lady Duoble Dealer secca e sparata ed in chiusura Stormbinger.
Ma il pezzo che più rappresenta il corso Mark III dei Purle è You Fool no one.
Qui dilatata fino quasi a 17 minuti.
Ancora una volta le prove di virtuosismo dei 5 che si odiano e lo vogliono dimostrare creano l’incanto.
Paice schiaccia una assolo di batteria che più breve e coinciso supera per intensità quello di The Mule (dal live Giapponese) Blackmore ancora una volta gioca a fare il violinista.
Hughes e Coverdale si punzecchiano a chi ha la voce migliore, e Hughes dal canto suo infila qua e la scale armoniche classiche del funky che danno al pezzo un suono ibrido fantastico. Lord reclama spazio per il suo organo.
Quando il disco esce la band non esiste più, neppure la breve incarnazione senza Blackmore e con Bolin alla chitarra.
La tensione è rotta, Bolin e Hughes prendono il controllo del gruppo e Come Taste the band, unico LP della formazione Mark IV è un disco nero e blues
Grazie ad uno splendido sito (amiestreet.com) ho virtualmente pubblicato il mio primo album.
Parola grossa per dire che cliccando qui potrete scaricare sei miei pezzi (Catarsi, Linee di movimento, The last night, Vaporizzare in te, La rivolta dei linfociti e Formula finale).
Sono quelle che considero le canzoni più riuscite tra le tante che hanno fatto da sottofondo al blog negli ultimi due anni, prima che decidessi di tornare al silenzio.
Il disco l’ho intitolato “Zone vuote”, ho scelto questa foto come copertina....
In una giornata come quella di oggi è davvero difficile riuscire a dire qualcosa di sensato. Ascolto a ripetizione un paio di canzoni, roba recente, perfetta per oggi.
"Eroe" di Caparezza e "Mondo moderno" dei Punkreas.
Unico piccolo antidoto alla moria di simboli e simbolismo che si è verificata nel nostra paese...
Ve ne propongo i testi
“Questa che vado a raccontarvi è la vera storia di Luigi delle Bicocche,
eroe contemporaneo a cui noi tutti dobbiamo la nostra libertà”
Piacere, Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il muratore e mi spacco le nocche.
Da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
Che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un chopper
Invece io passo la notte in un bar karaoke,
se vuoi mi trovi lì, tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio sangue
un soggetto perfetto per Bram Stroker
Tu che ne sai della vita degli operai
Io stringo sulle spese e goodbye macellai
Non ho salvadanai, da sceicco del Dubai
E mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a SNAI
Io sono pane per gli usurai ma li respingo
Non faccio l’Al Pacino, non mi faccio di pachinko
Non gratto, non vinco, non trinco nelle sale bingo
Man mano mi convinco che io
sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere
Stipendio dimezzato o vengo licenziato
a qualunque età io sono già fuori mercato
fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera, bocca impastata
come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera
su, vai, a vedere nella galera, quanti precari, sono passati a malaffari
quando t’affami ti fai nemici vari, se non ti chiami Savoia, scorda i domiciliari
finisci nelle mani di strozzini, ti cibi di ciò che trovi se ti ostini a frugare cestini
né l’Uomo ragno, né Rocky, né Rambo né affini
farebbero ciò che faccio per i miei bambini, io sono un eroe
Per far denaro ci sono più modi, potrei darmi alle frodi
e fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
c’è chi ha mollato il conservatorio per Montecitorio
lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
io vado avanti e mi si offusca la mente
sto per impazzire come dentro un call center
vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette perché sono un eroe.
Ho messo in ordine macerie di memoria
Per dare un senso a tutta questa storia
E di una cosa finalmente son sicuro
Tutto è cominciato
Il giorno che è caduto il muro
Ognuno è solo, buttato nell’arena
Senza anticorpi per combattere il sistema
Le chiavi chiuse nel consiglio di una banca
Il mondo intero visto dalla Casa Bianca
Yeee
Non sono fatto come te
Che ti accontenti di restare
Fermo immobile ad aspettare
Qualcun altro che ti dica cosa fare
Unica scelta tra prendere o lasciare
Venir cacciato oppure farsi violentare
Nel nuovo mondo che chiamano moderno
I ricchi in Paradiso
Tutti gli altri giù all’Inferno
Battelli instabili lasciati alla deriva
Nel faro spento di una storia collettiva
Sono precario nella vita e nel lavoro
Ma la mia voce resterà fuori dal coro
Yeee
Non sono fatto come te
Che ti accontenti di restare
Fermo immobile ad aspettare
Qualcun altro che ti dica cosa fare
Ognuno è solo, buttato nell’arena
Senza anticorpi per combattere il sistema
Nel nuovo mondo che chiamano moderno
I ricchi in Paradiso
Tutti gli altri giù all’Inferno
Un saluto a Falce e martello, Garofano, Sole che ride e per par condicio anche alla Fiamma tricolore
“Ho sempre amato Ace, lui era il mio idolo. Anche adesso smetterei di inanellare questi violentissimi riff per me
ttermi a suonare come lui. Che bello sarebbe chiudere gli occhi e non essere su un lurido palco di Columbus ma nella Long Beach arena, truccato come Ace. Eppure dovrei essere contento. Dopotutto Guitar wordl mi ha posto al settimo posto nella top 100 dei migliori chitarristi. Ace non è mai andato oltre il trentacinquesimo posto. Ma Ace… Dio Ace”.
Getcha Pull!, urla il pubblico. E’ il modo di dire classico di Dimebag Darrel, al secolo Darrel Lance Abbot.
Dallas, fine anni ’80. Babbo Abbot ha scoperto una vena d’oro. I concorsi per virtuosi della chitarra. Mai avrebbe immaginato quando regalò quella scassa batteria ai suoi figli Vinnie e Darrel che la famiglia avrebbe risolto i problemi economici. Darrel la batteria la lascio a Vinnie e prese la suo prima chitarra.
Dio sa come pochi mesi dopo era un virtuoso da concorso di paese. Cento dollari per l’assolo più bello.
“Copiavo sempre gli assoli di Ace, non quelli di Paul, quelli di Ace. Mi piacerebbe aprire gli occhi ed avere ancora 13 anni ed essere ala fiera del bestiame di Dallas con la mia prima chitarra a copiare gli assoli di Detroit rock city. Invece adesso sono qua. A Columbus per questo stupido tour promozionale. Certo che Damageplan è davvero un nome del cazzo. Era meglio quello della mia prima band. La amavo. Amavo quando facevamo glam rock. Ma l’America voleva altro”.
I Pantego suond studios erano gli studi più importanti della periferia di Dallas. Erano gli studi dove lavorava il padre di Darrel, gli studi dove Ace incise il suo disco solista del 1978. Darrel era dietro al vetro con la bocca aperta.
“Il mio primo disco si intitolava “Metal magic”, faceva cagare, lo so, ma a me piaceva tanto. Quei riff cosi… cosi… cosi Ace. Quanto mi piacerebbe lasciare tutti sti stronzi a bocca aperta e mettermi a suonare quelle canzoni. Invece qui vogliono altro. Vogliono il power metal, e vorrebbero la voce di Phil… Ma Phil non c’è più”.
Phil entrò nella band un bel giorno del 1988. Pochi mesi e il magic si trasformo in power. La band esplose all’inizio degli anni ’90. I cowboy dall’inferno cominciarono davvero a galoppare. Tredici anni di galoppo ininterrotto.
“Si ho gli occhi chiusi. Non sento nulla, ne il suono della mia chitarra ne il suono del pubblico. Non voglio sentire più nulla. Vorrei solo essere come Ace, truccato come Ace, pieno di donne come Ace, con Paul e Gene a fianco. Invece prima della fine toccherà essere Fottutamente ostile”.
“Fucking hostile”, “Walk”, lo stile inventato dalla band è stato uno dei più influenti degli anni ’90. Decine, centinaia, migliaia di cloni di una band che avrebbe voluto essere il clone di un'altra band.
“Vorrei mettere su una tribute band. Io sarei Ace. Il bacio, il bacio era la mia anima. Invece Phil si ammazzava di droga. Cercammo di reinventare l’acciaio dopo che lui se ne andò. Dopo che lo cacciammo. Io vorrei solo chiudere gli occhi ed essere Ace.”.
La band si sgretolò. Dimebag si nascose nei solchi dei dischi di Anthrax e King Diamond. Ma il fratello Vinnie voleva ancora suonare con suo fratello. E allora “New found power”, i Damageplan, il 2004, un nuovo progetto un tour promozionale.
“E io sono qua, sul palco. Ma vorrei essere altrove. A Dallas appiccato ai vetri dello studio a vedere Ace. Portatemi via”.
Dimebag non riapre neppure gli occhi. Non si accorge che sul palco è salito Nathan Gale, un ex militare schizofrenico con l’hobby della musica.
Bang bang.
Due colpi di pistola a bruciapelo in testa. Cosi muore Dimebag Darrel. Uno dei chitarristi più influenti del metal anni ’90. Fondatore dei Pantera. L’8 dicembre del 2004, sul palco del Alrosa Villa di Columbus nell’Ohio. La mente del suo assassino era convinta che Dimebag gli avesse copiato delle canzoni. Lui che sognava di fondare una band tributo dei Kiss, lui che stravedeva per Ace Frenley.
Altri tre morirono quella sera: Nathan Bray, che stava assistendo al concerto, Erin Halk, un impiegato del locale, e Jeff "Mayhem" Thompson, guardia di sicurezza dei Damageplan.
“Io credo di non farcela, davvero. Che vuole questa gente che urla, che vuole quella donna che parla una lingua che non conosco?”
Kurt si abbassa, attacca il jack della chitarra all’amplificatore, attacca il riff di Serve the servant. Non sa ancora che questo sarà il suo testamento televisivo.
“Io non credo di farcela, davvero. Chi diavolo è questo che suona la chitarra e saltella da parte a me? Mi viene da vomitare”.
Pat con un'improbabile giacca nera sformata cerca di dare spessore ai riff della Mosrite Gospel Mark IV di Kurt. E’ sempre quella che comprò a San Francisco nel 1990, quella trasformata in chitarra per mancini con un lavoro certosino, quella con la cassa modificata, quella bianca e nera che si vede in tante foto. Stasera sembra più scordata del solito.
“Io non credo di farcela, davvero. Ma davvero sta gente sta ascoltando le mie parole? Canto così: come le mie ossa crescono loro mi hanno fatto male. Mi hanno fatto veramente molto male. E sto male. Ma qualcuno sembra accorgersene?”
Krist e Dave fanno il loro lavoro di sempre. Sostengono le parole e la chitarra di Kurt. Krist è quasi senza capelli, somiglia già al candidato democratico tipo che sarà tra qualche anno. Anche lui indossa un improbabile giacca grigia e sformata.
“Io non credo di farcela, davvero. Ascoltatemi, canto: non c'è niente che io possa dire. Che non abbia pensato prima. Possibile che non sentite che vi sto recitando il mio testamento. Sto male”.
Le scintille da sopra il tunnel cadono a terra, Corrado entra in scena nei panni di Lorenzo. Camicia di flanella a scacchi blu e neri e sotto una maglietta con la copertina di “In utero”. Pat cerca di capire il gioco, Dave guarda l’attore con viso straniato. Kurt appoggia la sua chitarra, indossa un giubbotto rosso da college e se ne va veloce. Pallido.
“Io non credo di farcela, davvero. Chi cazzo è questo con una maglietta del mio disco che mi assale. Voglio tornare in camera a ripulire il vomito nel bagno, a scrivere: vorrei che lei fosse qui. Forse mi capirebbe, forse porrebbe fine al mio dolore. Uccidimi che ti amo”.
Adesso arriva anche Serena. Il gruppo se ne va. Nessuno li vedrà mai più in televisione dopo questo giorno. Nessuno di quelli che ha assistito si rende conto che questo è davvero il testamento della band.
La trasmissione si chiamava Tunnel,andava in onda su Rai 3, loro erano i Nirvana. Erano a Roma per un tour. Era il 23 febbraio del 1994, dieci giorni dopo Kurt starà male in una camera d’albergo della capitale, si parlò di tentato suicidio. Il suicidio quello vero, o presunto, arriverà un mese dopo, l’8 aprile del 1994 a Seattle.
Io ero davanti alla televisione quella sera e ricordo lo straniamento di Kurt Cobain, pallido, provato anche lui con un improbabile giacca cremisi. Mi chiedevo chi fosse l’altro chitarrista, per me i Nirvana erano sempre stati tre: Kurt Cobain alla chitarra e alla voce, Dave Grohl alla batteria e Krist Novoselic al basso. Quell’altro era un certo Pat Smear, suonò come membro esterno nell’ultimo tour, quella italiana è una delle sue poche apparizioni televisive.
A fine esibizione Corrado Guzzanti entrò in scena nei panni del giunge coatto Lorenzo, nessuno della band capiva cosa stava succedendo. Spensi la televisione con l’impressione che un epoca fosse finita… Lo era davvero.
Un raggio di luce dal profondo buio si insinua, colpisce un prisma di vetro e si scompone nei colori dell’arcobaleno dando vita a mille riflessi. Un principio fisico, un effetto ottico, un idea geniale.
Marzo 1973, nove mesi di sala di registrazione, una partitura complessa fino all’ inverosimile con mille sfaccettature sonore, oltre sei mesi di test gig, ovvero esibizioni in cui veniva eseguita la partitura per intero per risolvere ogni problema per testare le reazioni del pubblico, basti pensare che venne eseguito per la prima volta al ‘Raimbow’ di Londra nel giugno del 1972.
Quando la EMI decise di presentare il disco in grande stile al “Planetarium” di Londra nel febbraio del 1973 al posto dei quattro autori c’erano delle figure di cartone a grandezza naturale che da dietro una scrivania salutavano i giornalisti. “Noi avremmo voluto molto semplicemente presentare in maniera degna il missaggio quadrifonico dell’album, una tecnica che aveva dato risultati davvero sorprendenti, ma alla EMI insistettero per una conferenza stampa classica.. rispondemmo ‘ci sembra proprio una cattiva idea’ e non vi partecipammo”
Il disco raggiunse velocemente la vetta delle classifiche sia in Inghilterra che negli stati uniti, e in classifica vi rimase per più di otto anni ininterrottamente vendendo uno sproposito di milioni di copie. Naturalmente avrete gia capito che stiamo parlando di
THE DARK SIDE OF THE MOON
Quarantadue minuti di musica che rasentano e alle volte superano la perfezione. Un concept basato sugli stress dell’uomo moderno e sulle sue paure. I Floyd arrivavano dal mezzo passo falso di Oscured by clouds, colonna sonora del film ‘La Valee’ che lasciò decisamente perplessi pubblico e critica. I tempi della psichedelia e di Syd Barret erano lontanissimi. Lontani anche i tempi di Atom heart mother e Meddle e delle suite sperimentali che tenevano tutto un lato di LP.
Dark side è la maturità piena, ma anche l’accessibilità al grande pubblico.
Quella mitica copertina nera, un icona perfetta dell’incomunicabilità, un immagine che ti si stampa nella memoria. Ma, come vedremo più avanti, mille curiosità. Ma prima è giusto parlare un po’ del contenuto di questo masterpiece.
Il disco si apre con Speak to me un cacofonico intro scritto da Nick Mason.
Un cuore che batte senza emozioni, soldi che tintinnano, parole e l’uomo che ride. Ma i rumori si compongono per fluire alla perfezione nell’incipit di Breathe melodia Floydiana fino alle ossa con un fantastico testo in cui un rarefatto Waters canta quasi in trance, percorrendo lo schema circolare del pezzo (Respira nell’ aria, non aver paura di doverti preoccupare. Parti, ma non lasciarmi...Corri coniglio corri. Scava quel buco, dimentica il sole..)
Rumori e annunci aeroportuali lasciano il posto alla strumentale On the run unica concessione di tutto il disco alla psichedelia classica, tastierismi, vibrazioni, voci che si intrecciano e la catarsi finale di suonerie che introduce la fantastica Time. Lente sequenze di basso cupe percussioni e poi finalmente il canto punteggiato dalle secche distorsioni di chitarra (Sciupi e sperperi le ore in una strada fuori mano, vagolando in un pezzetto della tua città).
Senza troppi preamboli si ripresenta Brathe per un breve reprise che magicamente da vita senza soluzione di continuità alla splendida The great gig in the sky una travolgente interpretazione vocale, la donna che riprende il suo posto nella vita dell’ uomo. Jean-Marie Leduc ha dichiarato:
“Nel momento in cui il canto lirico e il gospel perdono terreno nei confronti della moderne apparecchiature elettroniche i Pink Floyd hanno restituito alla voce umana il posto che gli confà”.
La seconda facciata si apre con uno dei superclassici del gruppo Money un brano aritmico che si sposta circolarmente su un ¾ un 4/4 arrivando addirittura ad un 5/4 nelle chiusure delle strofe. Un sax stridente punteggia i momenti caldi del brano, capolavoro (Il denaro è un crimine, dividetelo equamente ma non prendete una fetta della mia torta).
Un Hammond strascicato introduce Us and them scritta avariati anni prima per la colonna sonora del film Zabrinkie Point di Michelagelo Antonioni era conosciuta in precedenza con il titolo The Violence sequence. Un arrangiamento introspettivo e lineare per un brano dall’architettura sonoro molto calda. Le poche frasi di sax dell’ospite Dick Parry danno il giusto peso al brano (Noi e loro e dopotutto siamo solo individui comuni).
Leslie e riverberi dell’organo di Wright assoluti protagonisti dello strumentale Any colour you like detta anche prima conclusione per il piglio da the end.
Ma non è finita, anzi. Su una base ritmica di spazzole in controtempo esplode il tema della follia Brian damage brano chiave dell’album da cui viene tratto il titolo del album (I’ll see you in the dark side of the moon) e che tira le fila di tutti i temi dei precedenti brani in una sorta di overture (Il pazzo e nella mia testa tu manovri la lama e governi il cambiamento).
Ed ecco alfine la vera fine Eclipse (che avrebbe dovuto anche essere il titolo dell’LP) un giro armonico ripetuto più volte in crescendo che porta la suite al climax, con la chiusura che riprende i temi di Speak to me (E tutto dovrà venire e tutto il sole è in armonia ma il sole è eclissato dalla luna)
OTHER STORY
La storia narra che l'idea di utilizzare un prisma sulla copertina del LP venne durante una sere di discussioni tra i componenti della band. Waters già provato dallo stress da rock star voleva qualcosa sulla pressione della vita moderna, la pazzia dell'ambizione... e il triangolo è il simbolo dell'ambizione. Wright voleva qualcosa di più disegnato, qualcosa, come diceva lui, di più stilizzato che in passato. La parte delle luci dello show dei Floyd era il pezzo forte dell'esibizione e il prisma sembrò una buona via per mostrare tutto questo, ed essere nello stesso tempo più grafico possibile. E riguardo le piramidi: "Una larga rappresentazione del triangolo è la piramide ...forse potrebbe essere stato una sorta di testamento della pazzia".
Ed ecco che da una conversazione nella cucina di Wright il tastierista butta li l’idea del prisma su sfondo nero.
E’ nata una delle icone del rock, un icona ambita, copiata, collezionata, storpiata.
MA ANDIAMO A CURIOSARE
Partiamo da una curiosità tutta italiana, il mistero delle date sui vinili.
E si in quella parte di vinile alla fine dei solchi dove solitamente viene impresso a fuoco il codice del disco gli LP italiani dei Floyd riportano una data, a volta diversa da lato a lato e un numero romano. Alla EMI non sono mai riusciti a spiegarsi il perché di tale scelta, la mia copia riporta sul lato A 12-9-73 II e sul lato B 11-9-73 II, e quindi è una prima edizione del ’73, questo rende le edizioni italiani inconfondibili e abbastanza ricercate. Ma le stampe più belle e particolari sono quelle Coreane con copertina monocromatica stampata su cartone pesante e vinile grezzo e stampato male. Le copie del LP con monocromo verde o violetto sono bellissime. Ma esiste anche un edizione in bianco e nero con foto del gruppo sulla copertina. Le edizioni giapponesi invece si contraddistinguono per le OBI strisce di cartone colorato o bianco, messe sopra le copertine degli album per far si che il consumatore possa avere, solo in lingua giapponese, tutte le informazioni sul prodotto-disco. Le foto dei Floyd tratte dalle OBI sono una rarità, prese sempre nei tour promozionali del gruppo nella terra del sol-levante. Edizioni ricercatissime sono quelle dell’UHQR e i dischi della M.F.S.L. americana, sono LP detti Super Halfspeed Master, a tiratura limitata di sole 5.000 copie numerate, prodotti detti O.M.R. (Original Master Recording) stampati nel maggio del 1981 su un nuovo tipo di vinile ad alta qualità. Ricercata è anche l’edizione Svizzera della Silva. La prima edizione promozionale Argentina aveva un adesivo con la scritta “El lado oscuro della lune Pink Floyd”, e un adesivo tondo con la scritta “Convivencia sagrada” sottoetichetta della Harvest. L’edizione Australiana stampata in occasione del tour del 1988 è in vinile rosa e sulla copertina ha un adesivo che lo segnala. L’edizione del 1979, realizzata in Corea "Under license from EMI by OASIS RECORDS", è una stampa particolare che non include le canzoni "Us & Them" e "Brain Damage". Un altra edizione coreana riporta i titoli delle canzoni in maniera errata "Brea the" e "The great giginthe sky".
La prima edizione dell’ Amiga uscita nella Germania Est sul retro porta la storia dei Floyd, il prisma è rovesciato e lo sfondo è bianco. Addirittura un edizione Giapponese della Toshiba record ha in copertina una foto live dei Floyd presa in Giappone. Un edizione per la Germania e l’Olanda è in vinile bianco. La prima edizione russa ha il prisma che tiene quasi tutta la copertina. Un edizione Spagnola in picture disc, tiratura limitata, mostra il prisma bianco con i raggi sul davanti, le piramidi sul retro, insieme ai titoli dei brani ed alle informazioni del disco, la seconda facciata finisce alla fine di "Brain Damage" e non include la canzone "Eclipse", benché presente nei titoli, sul retro c'è anche il marchio della S.G.A.E. e il logo della EMI-Harvest.
Un edizione a tiratura limitata americana è in picture disc, realizzata su una speciale copertina non apribile con aperta al centro per mostrare il picture disc, stampato nel 1978, mostra l'elettrocardiogramma su un alto e il prisma che rifrange i raggi di luce sull'altro. Ci sono addirittura delle dizioni che non si è certi esistano: BELGIO - Harvest Records, 4C 063-05249MALESIA - ???, ???, copertina non apribile, etichetta rossa PORTOGALLO - EMI/Harvest, 11C 064-05249.